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The administration also says it had tested its “zero tolerance” policy as part of a pilot program in the El Paso, Texas, area from July to November 2017. Vox’s Dara Lind, however, points out that the statistic officials used to make that claim was faulty. The administration says border crossings at the El Paso sector dropped by 64 percent.

E’ il 1969 quando arriva a Manila, la caotica metropoli capitale delle Filippine, povertà, droga, corruzione, rivolte studentesche e repressione, al potere dal ’65 Ferdinand Marcos e sua moglie Imelda, la signora che quando verranno cacciati in esilio si scoprirà aver cumulato 2700 paia di scarpe di lusso in un paese alla fame. Per Mendoza, prestigiose personali anche alla Biblioteca Nazionale e articoli su di lui in prima pagina, altro che giunto tre giorni prima dell’attentato al papa, come la polizia dirà a caldo. A Caroline Kennedy del Daily Mirror che lo intervista agli Indios Bravos, il caffè letterario dove s’incrociano politici, artisti, diplomatici, poeti, prostitute e spioni, attacca un bottone sull’infelicità delle donne mentre la Chiesa prospera.

Tratto da vicende realmente accadute, il primo lungometraggio di Roan Johnson è un vivo racconto di viaggio pieno di spirito e affetto, la divertente fotografia di un periodo caldo della nostra storia recente ormai lontano e idealizzato. In seguito ad alcuni filmati di repertorio che fanno il punto sulla strategia della tensione, si attivano i risaputi meccanismi di una commedia tipicamente italiana in punta tra tenerezza, azzeccati momenti di buffoneria e tocco nostalgico: a reggere tutta l’intelaiatura del copione, del resto, è ancora il vecchio e collaudato tema dell’equivoco. Più volte, durante la visione, ci si chiede fino a che punto sia possibile ridere; la paranoia di Masi che vede complotti ovunque e scambia per i preparativi di una nuova presa del potere una colonna di blindati dell’esercito in marcia per la parata del 2 giugno è poi così ingiustificata? A instillare il dubbio di una lettura più profonda e capace di raggelare in un attimo il sorriso è la didascalia che informa sul tentativo di golpe ad opera di Junio Valerio Borghese avvenuto nel dicembre dello stesso anno in cui ebbero luogo gli eventi raccontati.

Anche in House of the Dead di Uwe Boll, cinque studenti di Seattle vanno su un’isola per un week end sfrenato, un rave ininterrotto. Ma sull’isola non c’è anima viva: contro i ragazzi si scagliano invece le anime morte d’una folla di zombi e nell’inseguimento e l’assalto sono appunto i morti viventi a risultare vincitori.I vari of the Lead che si stanno ora srotolando sugli schermi dimostrano che non basta riesumare un topos dell’horror per garantire entusiasmo. Tratto da un noto videogame della Sega (di cui trionfa il marchio durante la festa, e del quale ci vengono offerti con grande gusto alcuni flash a puntellare il racconto), il gore di Uwe BolI è un incrocio tra i deliri scientifici del dottor Moreau e la furia birichina di appunto un gioco interattivo.