Ray Ban Mirror

[wp_bannerize group= limit= 23 marzo, è sulla già provata piazza Alberti e dintorni che, verso le 11, si abbatte una nuova tempesta di fuoco e orrore. Ventiquattro aerei inglesi, dopo aver martellato piazza delle Cure, il viale dei Mille e il ponte del Pino, sorvolano il centro storico (una bomba esplode a fianco della Basilica di Santa Croce) e lanciano il carico sulle abitazioni a ridosso della ferrovia e della via Aretina. Gli abitanti, tra un flusso e l’altro, fuggono impazziti di terrore verso le rive dell’Affrico e verso i rifugi, uno posto in via Lorenzo Di Credi, l’altro, più sicuro, presso la chiesa salesiana, in via Gioberti.

A questo si è aggiunto il contributo della musica di Teho Teardo”.Caterina Shulhaè una ex modella e attrice bielorussa naturalizzata italiana, tra gli interpreti diHotel Gagarin (guarda la video recensione),film di Simone Spada presentato al Festival del cinema a Los Angeles. Per questo film ha dovuto dimenticare il suo tipico romanesco e recuperare un accento dell’Est: “sul set si era creata una situazione surreale: per me che sono bielorussa è stato come tornare a casa. Volevo vedere i miei colleghi (Battiston, D’Amico, Amendola) come se la sarebbero cavata a meno venti gradi”.Flo è l’ospite musicale di questa puntata.

P. W. Fraser; Beyond the Borders of Scotland: The Church Missionary Enterprise by W. La messa in scena è teatrale, nella recitazione e nella scelta scenografica, ma la scelta di regia più evidente mira a dare un’impronta pittorica alla narrazione, con l’utilizzo di finestre e ritagli, interni all’inquadratura, che rimandano a certo Greenaway da sempre tra i modelli del regista ma anche alla composizione delle icone russe. Il più delle volte l’immagine si risolve in un trittico, con la scena al centro e la riproposizione di alcuni dettagli a destra e sinistra, talvolta identici e talvolta dissimili, a riproporre non solo e soltanto la figura di una croce ma in generale a fare del dettaglio cinematografico un simbolo. Nero cerca un cinema sincretico, nel quale all’immagine sia fornito il compito di comunicare più di un messaggio contemporaneamente e, allo stesso tempo, di racchiudere in sé referenti molteplici (di qui anche la scelta di mantenersi in una dimensione atemporale, nonostante il costume)..

Occhi scuri, morbidi riccioli color dell’ebano ed un corpo da adone: lui è l’attraente divo australiano, Eric Bana. Nasce nella prosperosa Melbourne, da Ivan Banadinovic, manager della Caterpiller Inc, e da sua moglie Eleanor, parrucchiera di origini tedesche. Il padre, invece, proviene da Zagreb, Croazia.